Il mestiere dell’Ecodesigner (11955)

WORKSHOP – Si a presto a dire green

Edoardo  Di FrancoAndrea  De Simone, Sabrina  Valeri, Leonardo  Di Vito, Gaia  Torrisi – IE scuola media via D’Azeglio, Frascati

Chi è un eco designer e cosa fa esattamente? Insomma, chi c’è dietro questa parola un po’ misteriosa?

L’ecodesigner – ha spiegato Paolo Mondini (ecodesigner, appunto) al primo workshop di giornalismo ambientale del ciclo “Si fa presto a dire Green” organizzato da Giornalisti Nell’Erba all’Università di Roma Tor Vergata – è colui che si occupa di una produzione di arredo inserita un sistema di protezione dell’ambiente. Può essere un progettista, un ideatore, un disegnatore di oggetti a basso impatto ambientale. L’ecodesigner si interessa all’intero ciclo di vita del prodotto, dal progetto iniziale alla sua produzione all’immissione sul mercato, fino al “fine vita”. Deve fare in modo che l’impatto ambientale sia il minore possibile e questo deve valere sia per l’uso delle materie prime, sia per la produzione del manufatto, sia per il suo trasporto, sia quando l’oggetto è in uso, sia per lo smaltimento dei materiali che compongono l’oggetto, una volta che questo avrà finito il suo ciclo di vita.

 

Una scelta green effettuata nella fase iniziale di progettazione e sviluppo di un prodotto incide per il 70 – 80 % del suo impatto ambientale. L’ecodesigner quindi seleziona processi di produzione efficienti, usa produttori che dispongano di sistemi di gestione ambientale: sistemi puliti. Si preoccupa inoltre della fase di uso del prodotto: molti prodotti necessitano di accessori, di cui bisogna ugualmente valutare l’impatto, oppure consumano materiali o energia quando sono utilizzati. Concretamente, significa che “un tostapane che tende a bruciare pane avrà un impatto ambientale maggiore di uno che fa sempre fette tostate al punto giusto”, spiega Mondini, perché il tostapane che brucia le fette, spreca pane (che è stato coltivato sul suolo, ha consumato acqua, ha richiesto energia per la cottura, eccetera).  Allo stesso modo, a parità di requisiti “eco”, una stampante che stampa fronte-retro, e quindi permette di consumare meno carta, potrebbe avere un impatto ambientale minore di una che stampa i fogli solo su un lato.

 

La forma, la funzione e la qualità sono fattori importanti per un prodotto di design. Ma quando svolge il suo lavoro, l’ecodesigner, nella sua scaletta delle priorità, deve sempre mettere al primo posto le sei R, che, come spiega Mondini, stanno per “Ripensare un prodotto stesso e il suo utilizzo; Ridurre le componenti, il materiale,l’energia necessaria a produrlo e farlo funzionare; Rimpiazzare componenti pericolosi con altri più innocui;  Riciclare: ossia usare dove è possibile materiali riciclati e assicurarsi che poi i materiali usati possano essere riciclati a fine vita del prodotto; Riutilizzare: ossia pensare ad un’eventuale riutilizzo del prodotto; Riparare: ossia progettare oggetti che possano essere riparati invece che sostituiti in caso di rottura”.

 

 

Nel 1992 Douglass North, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 1993, diceva “aiuta l’ambiente e danneggia la tua impresa”. Eppure, spiega il designer, progettare oggetti ecosostenibili fa risparmiare: “Le grandi aziende applicano abitualmente l’ecodesign al fine di ridurre i costi di produzione. L’utilizzo di alcuni materiali, ad esempio l’alluminio riciclato di cui è sempre stata fatta la caffettiera Moka Bialetti,  è stata una prassi che non necessitava di essere messa in evidenza e non era considerata un plus fino a pochi anni fa”. Anzi… Oggi invece è diventato un aspetto importante, e le aziende che progettano all’insegna dell’ecodesign ci tengono a comunicarlo, anche perché i consumatori sono più informati sulle questioni ambientali.

cod. conc. 1604120800


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